di Nicola Compagnone
Ci sono momenti nella vita in cui scatta qualcosa. A volte basta un torto, un’ingiustizia, una telefonata di troppo. Nel mio caso, è bastato vedere decine di famiglie trascinate nel fango da chi aveva promesso loro la salvezza. Promesse vendute al telefono, contratti spediti per posta come si mandano i volantini delle pizze, cambiali firmate nella speranza di respirare.
E allora, a un certo punto, ti alzi, ti guardi allo specchio e decidi una cosa semplice: “Io questa gente la fermo.”
Non per orgoglio.
Non per fama.
Ma perché certe cose, se non le fai tu, non le fa nessuno.
La vergogna che nessuno vuole nominare
Per anni Difesa Debitori S.p.A. ha macinato milioni. Undici, per la precisione. Undici milioni costruiti su persone in difficoltà, spaventate, impreparate, fragili. Persone che – per ignoranza, paura o disperazione – si aggrappano alla prima mano tesa.
E quella mano tesa non era una mano:
era una trappola.
Una trappola composta da:
- telefonate senza volto
- niente videochiamate
- nessun appuntamento in ufficio
- firme inviate e rispedite per posta
- cambiali infilate come una corda al collo
Eppure fatturavano milioni.
Eppure nessuno li fermava.
Poi è arrivato il web. Sono arrivato io.
Con i miei video, la faccia, la voce, la mia missione.
L’inchiesta di Vicenza: un giro di boa
Mentre io combatto sul campo, nei tribunali succede qualcosa di grosso. Ed è giusto che la gente lo sappia.
Nell’articolo di VicenzaToday si legge chiaramente: Difesa Debitori S.p.A. è accusata di truffa, insolvenza fraudolenta e appropriazione indebita.
Dieci indagati, quasi tutti veneti. Ventotto parti offese, arrivate da mezza Italia.
Il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione.
Le parti offese no.
E hanno messo nero su bianco il perché.
Nomi e cognomi:
- Giulio Zabeo, uno che non si è fatto intimidire
- Loredana Cornale, un’altra vittima che si è opposta
Entrambi hanno sollevato anche un vizio di forma:
la richiesta di archiviazione non era stata nemmeno notificata.
E la frase che pesa come un macigno arriva proprio dalle parti offese:
Non lo dico io.
Lo dice una parte del procedimento penale in corso.
Il Gip Matteo Mantovani dovrà decidere cosa fare.
Archivio?
Rinvio a giudizio?
Nuove indagini?
Io ho la mia opinione.
E chi mi segue la conosce bene.
La mia battaglia: non una scelta, ma una responsabilità
Io non ho paura.
Loro hanno i milioni, io ho il tempo, la verità e le persone che continuo a difendere.
Mi hanno minacciato, querelato, chiesto 20.000 euro al giorno di danni d’immagine.
Mi hanno portato via ore, giorni, pezzi di vita che potevo dedicare alla mia famiglia.
E questo, per me, è imperdonabile.
Perché i soldi vanno e vengono.
Il tempo no.
E quando mi togli il tempo, hai appena acceso la miccia che non dovevi accendere.
Ma adesso parliamo di voi: di chi è davvero nei guai
Perché questo articolo non è uno sfogo.
È una guida.
È un racconto utile.
Perché mentre alcuni vi vendono illusioni, IO vi devo dire la verità.
Chi può davvero risparmiare il 60%?
Esiste un unico mondo in cui lo stralcio vero è possibile:
quello dei debiti chirografari.
Prestiti senza garanzia reale.
I finanziamenti Compass, Agos, Findomestic.
Quelli dove la banca ti presta soldi sulla fiducia.
Se dopo un anno chiami e proponi un saldo e stralcio al 40%, è probabile che accettino.
Non certo.
Probabile.
Perché?
Perché quel credito sarà stato venduto mille volte, impacchettato, cartolarizzato, ricomprato.
Perché è alta la probabilità che, nella burocrazia italiana fatta di carte e protocolli, qualcuno abbia sbagliato un passaggio.
E quando sbagliano, tu puoi giocare.
Io ho un PDF che spiega – passo dopo passo – cosa chiedere, cosa controllare, quali errori cercare. Te lo mando in privato.
E invece i mutui? Gli ipotecari?
Qui non esistono favole.
Quando c’è un immobile in garanzia:
non risparmi il 60%.
Non risparmi il 30%.
Spesso non risparmi nulla.
La banca ha un bene da vendere.
Un immobile che vale più del debito.
E le banche fanno cassa sulle persone perbene,
perché devono compensare le perdite fatte con i furbi.
È ingiusto?
Sì.
Ed è per questo che sto portando avanti una proposta di legge nazionale per l’esdebitazione automatica delle vittime di eventi di forza maggiore.
Un terremoto non può essere equiparato a un furto.
Un’alluvione non è sinonimo di furbizia.
Una truffa subita non ti rende un truffatore.
Ma il sistema, oggi, non distingue.
E io lo voglio cambiare.
Perché faccio tutto questo? Perché non mi fermo?
Perché sono un cane pastore.
Difendo le pecore dai lupi.
E Difesa Debitori S.p.A. – e chi come loro – sono lupi.
Lupi travestiti da consulenti.
Lupi abituati a mordere solo chi è indifeso.
Io indifeso non lo sono.
E loro non erano pronti a incontrare uno come me.
Cosa devi fare tu, adesso
- Non fidarti di chi non ci mette la faccia
- Non firmare mai cambiali
- Non credere a chi promette il 60% su un mutuo
- Scrivimi in privato se sei una vittima
- Non commentare pubblicamente se hai paura di ritorsioni
- Informati: la conoscenza è la tua arma più potente
Una promessa
Io mi fermerò solo quando leggerò, nero su bianco, che certe società hanno chiuso.
Solo quando gli amministratori che si spacciavano per salvatori dovranno spiegare – pubblicamente – come hanno potuto prendere soldi da persone disperate offrendo consulenze “proposte su basi ingannevoli”.
Solo quando i debitori onesti potranno finalmente alzare la testa.
E questo giorno arriverà.
Perché la verità, se la combatti senza paura, non perde mai.
BUONA VITA