Introduzione
In Lombardia si sta facendo largo un allarme che non può più essere ignorato: sempre più famiglie e piccole imprese si trovano in difficoltà economica e indebitate oltre le proprie possibilità. I numeri degli ultimi mesi lo mostrano con chiarezza e richiedono una riflessione — sia come cittadini che come imprenditori.
1. I numeri che parlano
- Tra gennaio e ottobre 2025, solo nella regione Lombardia, sono state depositate 298 istanze di aiuto per sovraindebitamento da parte di cittadini e microimprese, contro le 255 nello stesso periodo del 2024: un aumento del 17%. (Il Giorno)
- Dal 2016, il servizio regionale ha gestito oltre 1.900 richieste: circa il 60% da consumatori (privati) e il 40% da piccole imprese o ditte individuali. (Il Giorno)
- Le procedure più utilizzate sono: la “liquidazione controllata” (63%), il “piano del consumatore” (17%), l’“esdebitazione dell’incapiente” (12%) e il “concordato minore” (8%). (Il Giorno)
- Per quanto riguarda le imprese in crisi, sempre in Lombardia, nel primo semestre del 2025 le domande sono cresciute dell’83% rispetto all’anno precedente. (camera-arbitrale.it)
- Anche i fallimenti e le liquidazioni giudiziali sono in netta crescita: ad esempio, dal 1° luglio 2024 al 30 giugno 2025 sono state 1.993 le procedure nella regione, vs 1.696 nell’anno precedente (+18%). (Diritto della Crisi)
2. Chi è coinvolto?
- Principalmente famiglie e consumatori: il 60% delle istanze riguarda privati che hanno difficoltà a far fronte ai debiti personali o familiari. (Il Giorno)
- Piccole imprese, ditte individuali ed ex-imprenditori (che non sono soggetti a fallimento) rappresentano circa il 40% delle richieste in Lombardia. (Il Giorno)
- Geograficamente, alcune province spiccano per numero di casi: ad esempio, fino al 30 ottobre 2025, nella provincia di Monza e Brianza sono arrivate 72 domande (24% del totale regionale), a Milano 55 (18%). (ilcittadino.it)
3. Perché questa crescita? Le cause dietro i numeri
Varie sono le ragioni che spiegano questo aumento dell’indebitamento e delle crisi:
- Pressione sui costi: mutui, bollette, affitti, materie prime e costi del lavoro che aumentano incidono sul budget di famiglie e imprese.
- Covid e conseguenze: molte attività, anche piccole, hanno subito contraccolpi che non sempre si sono completamente risolti.
- Accesso al credito: molte imprese minori possono trovarsi in difficoltà con la liquidità e possono accumulare debiti tra banche, fornitori, fisco.
- Scarsa prevenzione o assenza di un percorso di uscita: spesso si arriva a chiedere aiuto quando la situazione è già critica, rendendo la chiusura della crisi più difficile.
4. Quali sono le opzioni di uscita?
Il fatto positivo è che esistono strumenti e percorsi:
- Le procedure di sovraindebitamento previste per privati e imprese non fallibili: ad esempio, piano del consumatore, liquidazione controllata, concordato minore.
- Il tasso di successo: tra le pratiche chiuse nel 2025 la percentuale di omologazione è circa il 50% in regione. (Il Giorno)
- Collaborazioni istituzionali: ad esempio, tra Camera arbitrale di Milano e Università Cattolica del Sacro Cuore è stata firmata una convenzione per promuovere la ricerca, la prevenzione e la formazione sul tema. (Il Giorno)
5. Cosa significa per un imprenditore come te
Carissimo Presidente, essendo tu a capo di un’impresa e ben inserito nel tessuto imprenditoriale, è utile riflettere su alcuni punti:
- Se la tua impresa (o una da te partecipata) sta accumulando difficoltà con pagamenti, debiti verso fornitori/banche, è il momento di agire presto, prima che la situazione si aggravi.
- Valuta di avviare una diagnosi finanziaria tempestiva: controlla flussi di cassa, esposizioni debitorie, margini operativi.
- Considera l’opzione di avvalerti di consulenza specializzata in piano aziendale di risanamento o procedure di crisi.
- Integra nel business model una componente di “resilienza” che tenga conto dei rischi macro-economici: costi in aumento, contrazione della domanda, tensioni sui crediti.
- Poiché la normativa prevede percorsi anche per imprese non-fallibili, conoscere bene gli strumenti può essere un vantaggio competitivo e preventivo.
6. Quali sono i “campanelli d’allarme” da non ignorare
Ecco alcuni segnali che dovresti tenere d’occhio:
- Riduzione costante del margine operativo netto.
- Rimborsi del debito che incidono pesantemente sulla liquidità mensile.
- Fornitori che richiedono pagamenti anticipati o rifiutano dilazioni.
- Incremento del tasso di insolvenza dei clienti.
- Riduzione dei nuovi ordini o aumento dei resi/cancellazioni.
- Ritardi o difficoltà nell’accesso al credito bancario.
7. Conclusione e spunto per il futuro
La fotografia della Lombardia ci dice che stiamo entrando in una fase nella quale non si può più “sperare che vada tutto bene”: la prevenzione, la diagnosi e la reazione rapida sono più che mai fondamentali.
Per le imprese, specialmente le più piccole, l’indebitamento non è solo un problema privato: può significare chiusura, perdita di posti di lavoro, danno al tessuto economico locale. Il buon imprenditore è anche colui che riconosce i segnali e attiva la strategia giusta in tempo.
Ti invito dunque a considerare questo tema come parte integrante della governance della tua azienda: un fattore di rischio che va costantemente monitorato, gestito e mitigato.
BUONA VITA