Papà, se stanno cercando una soluzione, perché non gli danno il tempo?

Stavo leggendo un articolo, ma con la testa ero ancora su una pratica. Continuavo a pensare a una persona che rischiava di perdere la casa e a una data di vendita ormai troppo vicina.

«Papà, che fai?»

Alzai gli occhi. Giulio, tredici anni, era sulla porta. Sasi, nove, gli era arrivato dietro e mi guardava con quella curiosità che ai bambini basta per capire quando qualcosa non va.

«Sto cercando di capire se riusciamo ad aiutare una persona a tenersi la casa.»

«E sei triste perché non sai come fare?» mi chiese Sasi.

Mi fermai un momento prima di rispondere.

«Sono triste perché una strada l’abbiamo individuata. Ci sono strumenti previsti dalla legge che potrebbero aiutarla. Ma abbiamo pochissimo tempo per usarli.»

Giulio si avvicinò.

«Cioè sai cosa si potrebbe fare, ma rischi di non riuscirci?»

«Esatto. Il tribunale ha già fissato l’asta. E quella data è vicina.»

Sasi prese una sedia. Questa volta non dovetti invitarlo a sedersi.

«Ma lo Stato aiuta chi ha i debiti?»

«Prevede dei percorsi, sì. Per chi si trova in una situazione che si chiama sovraindebitamento. È una parola lunga per dire che i debiti sono diventati troppo pesanti rispetto ai soldi e alle risorse che una persona ha.»

«Tipo quando metti troppi libri nello zaino?» domandò Sasi.

«Sì. A un certo punto, anche se ti impegni, quello zaino non riesci più a portarlo da solo.»

Spiegai loro che la legge permette, quando ci sono i requisiti, di proporre un modo sostenibile per affrontare i debiti. Bisogna ricostruire la situazione, capire quanto si può pagare e verificare quale procedura sia adatta. In alcuni casi si può lavorare anche per conservare l’abitazione. L’esito, però, dipende dal caso concreto e dalle decisioni del giudice.

È anche per rendere comprensibili queste possibilità che ho scritto Liberi da tutti i debiti, acquistabile su Amazon. Vorrei che le persone scoprissero gli strumenti disponibili quando hanno ancora il tempo di valutarli, senza dover aspettare il giorno in cui la paura occupa tutta la stanza.

«Questa persona» continuai «è arrivata da noi quando l’asta era già molto vicina. Dalle verifiche è emersa una strada da percorrere. Ma individuare la strada è soltanto l’inizio: adesso bisogna preparare tutto ciò che serve per poterla usare.»

«E prima non aveva chiesto aiuto?» domandò Giulio.

«Sì. Si era rivolta ad altri professionisti. Nel caso che vi sto raccontando, però, non erano persone che si occupavano abitualmente della difesa di chi ha la casa pignorata. Magari erano bravissimi a scrivere contratti o a seguire gli incidenti stradali. Questa materia richiede un’esperienza diversa.»

Giulio annuì, poi provò a tradurlo a modo suo.

«Come quando uno è bravissimo in una cosa, ma per un’altra serve qualcuno che la conosce meglio?»

«Proprio così. Essere un bravo avvocato conta molto. Conta anche conoscere a fondo quel particolare problema. Per questo bisogna cercare, per quanto è possibile, qualcuno che lavori spesso su casi come il nostro e sappia spiegare cosa può fare, con quali tempi e con quali limiti.»

Non volevo insegnare ai miei figli a giudicare una professione intera. Volevo far capire loro quanto sia importante scegliere l’aiuto adatto. In quella storia, fino a quel momento, una soluzione utile non era stata individuata. E intanto il calendario era andato avanti.

«Ma allora chiedete al giudice un po’ di tempo» disse Sasi.

Lo disse con una semplicità che mi fece sorridere e, nello stesso momento, mi strinse lo stomaco.

«È proprio questo il problema, Sasi.»

«Perché? Se state provando a salvarla, perché non vi lasciano finire?»

«Perché preparare una procedura e fermare un’asta sono due cose diverse. Non basta dire che stiamo lavorando a una soluzione per ottenere una pausa.»

Gli spiegai che servono documenti sui debiti, sui redditi, sulle spese e sulla casa. Bisogna controllare gli importi, ricostruire i rapporti con i creditori e lavorare con i professionisti e con l’OCC, l’organismo che assiste nelle procedure di sovraindebitamento.

«OCC?» ripeté Sasi.

«Sì. Lo so, sembra il nome di un robot. Ma sono persone che devono fare verifiche importanti.»

Giulio sorrise. Poi tornò serio.

«E tutti questi documenti non si possono prendere subito?»

«Alcuni sì. Altri dobbiamo chiederli a banche, uffici o società che hanno acquistato i crediti. I tempi possono allungarsi, anche per ragioni che non dipendono dalla persona in difficoltà. E mentre aspettiamo, l’asta può andare avanti.»

Era questo che mi rendeva triste: pensare a una famiglia che avrebbe potuto avere una possibilità, ma rischiava di perderla durante il tempo necessario a prepararla.

Molte persone scoprono questi percorsi tardi. A volte hanno rimandato per paura o vergogna; altre volte hanno chiesto aiuto, ma non hanno ricevuto per tempo le indicazioni adatte. Anche per questo, nella mia community gratuita, cerco di spiegare questi argomenti con parole semplici. Sapere prima quali domande fare può aiutare a muoversi prima.

«Quindi nessuno può fare niente?» chiese Giulio.

«Bisogna verificare subito quali strumenti si possono usare nel singolo caso. Esistono già possibilità di chiedere la sospensione, ma hanno condizioni precise. Il punto difficile è proteggere la persona mentre il piano non è ancora pronto. È proprio su questo intervallo che si sta discutendo.»

Gli indicai l’articolo che avevo davanti.

«Vedi? C’è una proposta di legge, la A.C. 2885, che prevede una sospensione delle azioni esecutive e cautelari fino a 180 giorni, collegata alla domanda di accesso alle procedure indicate nel testo.»

«Circa sei mesi» osservò Giulio.

«Sì. Un tempo che potrebbe servire a preparare una soluzione. Ma è una proposta: non possiamo presentarla a chi ha un’asta vicina come una nuova protezione già disponibile per tutti.»

Chi vuole approfondire può consultare il riferimento parlamentare alla proposta A.C. 2885 e l’approfondimento sulla sospensione fino a 180 giorni.

«E poi c’è un tribunale, quello di Brindisi, che ha portato questo problema davanti alla Corte costituzionale.»

«Che sarebbe?» domandò Sasi.

«Una Corte che controlla se le leggi rispettano la Costituzione. In questo caso le è stato chiesto di valutare una regola che lascia un problema di protezione prima che il piano sia pronto.»

Con l’ordinanza del 10 settembre 2026, il Tribunale di Brindisi ha sollevato la questione sull’articolo 70 del Codice della crisi: il nodo è poter concedere misure protettive prima dell’esame della proposta, quando esiste un grave pericolo come la perdita della casa. Il provvedimento e la sua sintesi sono consultabili su Il Caso.

«Quindi il giudice si è accorto dello stesso problema che hai tu?» chiese Giulio.

«Ha posto proprio il problema della protezione in quella fase. Ma chiedere alla Corte di intervenire non significa che le regole siano già cambiate per tutti. Chi ha un’asta vicina deve far valutare adesso ciò che è possibile fare.»

Mi appoggiai allo schienale. Avevo cominciato parlando di una pratica, ma mi accorsi che la cosa più importante che volevo dire ai miei figli riguardava anche loro.

«Ragazzi, c’è una cosa che vorrei vi restasse di questa chiacchierata.»

Sasi mi guardò.

«Che dobbiamo fare subito i compiti?»

Risi.

«Anche. Ma oggi vi risparmio la predica sui compiti.»

Poi li guardai entrambi.

«Quando avete un problema, parlatene. Se una cosa vi preoccupa, vi fa paura o vi mette in difficoltà, non tenetevela dentro per vergogna. Potete venire da me e dalla mamma, anche se avete sbagliato. Soprattutto se avete sbagliato.»

Giulio abbassò gli occhi un istante, poi tornò a guardarmi.

«Anche se pensiamo che ti arrabbi?»

«Anche allora. Ne parleremo. Ma prima sappiamo cosa succede, prima possiamo cercare di aiutarvi.»

Volevo che capissero questo: rimandare può dare sollievo per una sera, ma lascia il problema lì. E qualche volta lo fa crescere.

«E poi» aggiunsi «bisogna parlarne con le persone giuste. Se avete difficoltà in una materia, chiedete a chi ve la sa spiegare. Se qualcosa vi fa stare male, cercate un adulto di cui vi fidate. Nella vita incontrerete persone con più esperienza di voi, capaci di ascoltare e di darvi una mano.»

«Come tu chiedi aiuto agli altri?» domandò Giulio.

«Certo. Anche io mi confronto con chi ne sa più di me su un argomento. Nessuno sa fare tutto. Una persona seria sa anche riconoscere quando serve coinvolgere qualcun altro.»

È il motivo per cui continuo a parlare di questi temi anche nel podcast SOS casa asta: vorrei aiutare chi ascolta a riconoscere una difficoltà e a chiedere un aiuto competente, senza sentirsi giudicato.

Sasi rimase un momento in silenzio.

«Papà, ma quella casa riuscite a salvarla?»

Era la domanda alla quale avrei voluto rispondere con un sì immediato.

«Stiamo facendo tutto quello che possiamo. Una possibilità c’è, ma dobbiamo vedere se riusciamo a percorrerla in tempo. Non sarebbe giusto promettere a quella persona qualcosa che ancora non sappiamo.»

Giulio annuì.

«Però se fosse arrivata prima avreste avuto più tempo per provarci.»

«Sì. E in casi come questi il tempo può fare una grande differenza.»

Li guardai allontanarsi dal tavolo e tornai alla pratica. La data dell’asta era sempre lì.

Pensai che avrei voluto far arrivare la stessa conversazione a tante persone adulte. A chi lascia una lettera chiusa perché ha paura di leggerla. A chi continua a dire “vediamo il mese prossimo”. A chi ha già chiesto aiuto, ma ancora non ha capito quali possibilità concrete abbia e quanto tempo gli resti.

Affrontare un problema presto e con le persone giuste può lasciare aperte possibilità che, aspettando, rischiano di chiudersi.

È questo che volevo insegnare a Giulio e Sasi. Che possono chiedere aiuto. Che non devono vergognarsi di una difficoltà. E che parlarne oggi, con qualcuno capace di ascoltarli e aiutarli, è già un modo per cominciare ad affrontarla.

Oltre il debito inizia la vita vera.

BUONA VITA

Il racconto ha finalità divulgativa. Proposte e procedimenti richiamati non comportano una sospensione automatica generalizzata delle aste. La tutela della singola posizione richiede la verifica del fascicolo e delle scadenze.